Prima parte!
La stakeholder map è uno strumento per valorizzare il capitale umano
Le relazioni fanno crescere le idee, aprono nuove possibilità e danno forza ai progetti. Nello sviluppo di ogni business, tutti gli attori che entrano in contatto con l’attività possono fare la differenza: clienti, fornitori, partner, dipendenti, media, community fisiche o digitali, e così via. Ognuno rappresenta una fonte di feedback preziosi e opportunità strategiche.
Qui entra in gioco la stakeholder map: non si tratta di una semplice lista di contatti, ma di uno strumento visuale che consente di mappare i portatori di interesse della tua azienda. È un esercizio di ascolto e consapevolezza, utile a capire chi condivide davvero la tua visione imprenditoriale e come valorizzare il capitale umano nel tempo.
Con l’analisi dei micro-dati e l’uso consapevole dell’intelligenza artificiale, oggi è possibile leggere meglio il contesto e scovare partnership spesso invisibili. E se a questo aggiungiamo una visione orientata all’innovazione sostenibile, il quadro diventa ancora più completo: non si tratta solo di fare business, ma di generare valore condiviso per tutte le persone coinvolte.
Inizia il nostro viaggio (in due parti) sulla mappatura degli stakeholder. Si parte!
Indice:
Cos’è la stakeholder map e perché è utile per la tua azienda
Cos’è uno stakeholder?
Il termine stakeholder, in italiano, si traduce con “portatore di interesse” e indica chiunque abbia un legame diretto o indiretto con un progetto, un’iniziativa o un’azienda. Parliamo, ad esempio, di persone o organizzazioni che influenzano le scelte di un’attività, ne subiscono gli effetti o che collaborano attivamente al suo sviluppo. Gli stakeholder possono essere interni o esterni all’organizzazione: dipendenti, clienti, fornitori, partner, investitori, enti pubblici, comunità locali, fino a includere i cittadini o i media.
A cosa serve la stakeholder map
La stakeholder map (o mappa degli stakeholder) è uno strumento che aiuta ad analizzare e rappresentare visivamente tutte queste parti coinvolte, classificandole secondo diversi criteri come il livello di interesse, il potere decisionale o la vicinanza agli obiettivi. Non si tratta solo di un elenco, ma di una vera e propria analisi strategica, utile per rispondere a domande come: chi dovrei coinvolgere per far crescere la mia attività? Come farlo? Quando dovrei attivare il dialogo? Quali priorità assegnare alle diverse relazioni?
Questa attività rientra tra le pratiche partecipative dello human centered design e del design thinking, perché consente di mettere al centro le persone e di mappare connessioni, ruoli e relazioni che possono influenzare lo sviluppo del business. È un modo concreto per valorizzare le dinamiche di collaborazione in chiave evolutiva e sostenibile.
Utilizzare una stakeholder map consente di avere una visione chiara del contesto relazionale in cui si muove un’organizzazione. È fondamentale in fase di progettazione, gestione del cambiamento, lancio di nuovi prodotti, percorsi di sostenibilità o trasformazione culturale. Inoltre è uno strumento utile per attività di ogni genere e dimensione: PMI, ma anche enti pubblici, organizzazioni non profit, startup, scuole, micro-imprese o liberi professionisti possono trarne grande beneficio, soprattutto quando vogliono lavorare in modo più inclusivo, partecipato e orientato a generare valore condiviso nel tempo.
E questi sono solo alcuni dei vantaggi che la mappatura degli stakeholder può portare alla tua azienda (approfondiremo nel dettaglio i benefici nel prossimo articolo). Ora facciamo un passo indietro e proviamo a chiarire chi sono, nello specifico, gli stakeholder da prendere in considerazione.
Tipologie di stakeholder: chi sono e perché è importante distinguerli
Quando si lavora a una mappa degli stakeholder, è importante distinguere tra i diversi ruoli che i singoli soggetti possono ricoprire. Non tutti hanno lo stesso grado di coinvolgimento, potere decisionale o capacità di influenzare l’esito di un progetto. Comprendere queste differenze è il primo passo per instaurare relazioni efficaci e durature, evitando approcci generici e poco mirati.

Una prima distinzione utile riguarda l’influenza e l’impatto che gli stakeholder esercitano.
- Gli stakeholder primari partecipano attivamente alla vita dell’organizzazione o del progetto e hanno un interesse diretto e spesso economico nel suo successo o insuccesso: clienti chiave, dipendenti, fornitori strategici, investitori. Le loro decisioni possono incidere in modo immediato sulle performance aziendali, per questo è fondamentale ascoltarli e tenerli aggiornati con continuità.
- Gli stakeholder secondari, invece, non partecipano direttamente alle attività, ma possono influenzare le decisioni o condizionare il contesto operativo, soprattutto sul piano reputazionale o culturale. In genere hanno un impatto meno immediato, ma non per questo trascurabile. Pensiamo, ad esempio, ai media, alle associazioni di categoria, alle comunità locali o alle ONG.
Un’altra distinzione importante è quella tra stakeholder interni ed esterni.
- Gli stakeholder interni fanno parte dell’organizzazione e ne condividono la missione, le risorse e le responsabilità: dipendenti, manager, soci, consulenti integrati nel team, ecc. Conoscono da vicino la realtà aziendale e contribuiscono a guidarla dall’interno.
- Gli stakeholder esterni, invece, si trovano al di fuori dell’organizzazione ma ne interagiscono con regolarità o ne subiscono gli effetti: clienti, fornitori, partner commerciali, istituzioni culturali, scuole… La loro prospettiva “esterna” è preziosa per valutare l’impatto reale delle proprie attività.
Infine, possiamo guardare alla prossimità dell’impatto.
- Gli stakeholder diretti sono coloro le cui azioni e decisioni incidono in modo immediato su progetti, prodotti o iniziative. Rientrano in questa categoria, ad esempio, i project manager, i responsabili operativi, gli sponsor ufficiali o i co-organizzatori di eventi.
- Gli stakeholder indiretti, invece, agiscono più “dietro le quinte”, ma la loro influenza si fa sentire nel medio-lungo periodo, attraverso la costruzione di percezioni, opinioni e aspettative. Cittadini che vivono nell’area, giornalisti, associazioni ambientaliste rappresentano stakeholder indiretti il cui impatto, seppur meno visibile, può essere determinante.
Queste classificazioni non sono rigide. Le relazioni evolvono, e con esse cambia anche il ruolo che ogni stakeholder può assumere nel tempo. Ogni portatore di interesse può cambiare categoria in base all’evoluzione del contesto, delle strategie aziendali o delle dinamiche di mercato. Per questo, come vedremo nel prossimo articolo di approfondimento sulla stakeholder map, è importante aggiornare regolarmente la mappa, tenendo conto del contesto e delle strategie in atto.
Usare i micro-dati per mappare e comprendere gli stakeholder nel dettaglio
Se nei paragrafi precedenti abbiamo visto chi sono gli stakeholder e perché è utile mappare le relazioni che gravitano attorno a un business, ora entriamo nel vivo dell’analisi: come si fa, concretamente, a identificarli e comprenderli a fondo? La risposta, per noi di Flowerista, parte sempre dai micro-dati.
Cosa sono i micro-dati?
I micro-dati sono piccole tracce che gli utenti lasciano online durante la loro navigazione e che parlano di comportamenti, interessi, valori e bisogni condivisi: like, commenti, ricerche su Google, partecipazione a sondaggi, interazioni nei forum, recensioni, newsletter, eventi seguiti, comportamenti sui siti web, ecc.
È nei micro-dati che troviamo indizi preziosi per capire non solo cosa interessa ai nostri stakeholder, ma soprattutto perché. E da lì comincia tutto: l’ascolto, il riconoscimento delle affinità, la costruzione di relazioni che vanno oltre l’interesse economico, verso un impatto più profondo e condiviso.
Analizzare i micro-dati con l’Intelligenza Artificiale
In Flowerista usiamo strumenti di Intelligenza Artificiale per raccogliere e analizzare in modo più efficace questa mole di informazioni, ma non ci affidiamo mai solo alla tecnologia. I dati da soli non bastano, serve anche il tocco umano, quello che sa leggere tra le righe, cogliere sfumature, fare connessioni emotive e valoriali. È da questo equilibrio (tra tecnologia e sensibilità) che nasce il nostro metodo.
A proposito di micro-dati: se vuoi comprendere a fondo il contesto in cui la tua azienda opera e mettere più a fuoco il suo posizionamento, non perderti la nostra guida all’Analisi di Mercato!
Vediamo ora 4 fasi che puoi seguire per costruire una stakeholder map strategica:
- Identificare: chi sono i tuoi stakeholder?
La prima fase è esplorativa: serve a stilare una lista di tutti i soggetti che possono influenzare o essere influenzati dal tuo progetto. Non fermarti solo a chi conosci già. Coinvolgi anche chi ti sembra lontano ma potrebbe avere un impatto indiretto: enti pubblici, competitor, community locali, giornalisti di settore, creator con affinità valoriale, ecc.
Per non trascurare nessuno, è utile confrontarsi con il proprio team, usare mappe mentali, oppure semplici canvas su carta o strumenti digitali condivisi. Lo scopo è allargare lo sguardo e raccogliere più punti di vista possibili.
- Analizzare e valutare: quali sono le dinamiche in gioco?
Dopo aver identificato i soggetti coinvolti, occorre osservarli più da vicino. Micro-dati alla mano, è il momento di capire quali interessi muovono ciascun stakeholder, qual è il suo livello di influenza, quanto è vicino (o distante) ai valori del progetto.
In questa fase valutiamo variabili come:
- Livello di influenza: capacità di impattare sulle decisioni aziendali;
- Livello di interesse: grado di coinvolgimento nelle attività dell’azienda;
- L’atteggiamento: collaborativo, oppositivo, neutro;
- Frequenza di interazione: quotidiana, periodica o occasionale.
Questo passaggio è cruciale per iniziare a costruire strategie di comunicazione e coinvolgimento realmente efficaci.
- Raggruppare e segmentare: come semplificare la complessità
Spesso, stakeholder diversi condividono caratteristiche comuni, come obiettivi, bisogni, canali di comunicazione preferiti. Segmentarli in gruppi omogenei ti permette di ridurre la complessità, evitando di affrontare ogni singola relazione come un caso a sé stante.
Ricordi quando abbiamo parlato di stakeholder primari e secondari, diretti e indiretti, interni ed esterni? Queste categorie rappresentano già una prima forma di segmentazione. Ora, però, si può andare più in profondità, creando dei cluster in base a bisogni specifici, livelli di coinvolgimento, motivazioni e aspettative per creare gruppi ancora più precisi e funzionali.
Segmentare aiuta anche a definire le priorità: su quali gruppi conviene concentrare subito l’attenzione? Chi è importante coinvolgere in modo continuativo? E chi, pur essendo più distante, merita comunque di essere ascoltato per tempo?
- Integrare e aggiornare: come rendere la mappa uno strumento operativo
La mappa degli stakeholder non è un documento statico da tenere nel cassetto. È uno strumento dinamico che deve integrarsi con tutte le strategie aziendali, dal piano di sviluppo al piano editoriale, dalla strategia di sostenibilità alla comunicazione istituzionale.
Una volta creata, la stakeholder map diventa una guida concreta per orientare la progettazione di contenuti, l’organizzazione di eventi, la costruzione di partnership strategiche e la gestione di situazioni delicate.
E per mantenere la sua efficacia, la mappa va aggiornata regolarmente, perché relazioni, priorità e contesti evolvono nel tempo. Solo così può rimanere uno strumento sempre coerente con la realtà aziendale e con i suoi obiettivi.
Case study: come i micro-dati aiutano a individuare stakeholder strategici
In uno studio di fattibilità svolto per un’attività turistica, abbiamo utilizzato il nostro metodo basato sui micro-dati per costruire una strategia di posizionamento solida, far emergere nuove opportunità di crescita e mettere a fuoco relazioni chiave da attivare.
Attraverso l’analisi di ricerche online, recensioni, tendenze stagionali e interazioni sui social, abbiamo ottenuto una visione nitida del comportamento dei turisti, dei loro desideri e dei criteri decisivi nelle scelte di viaggio. Ma non solo: analizzando il contesto nel suo insieme, abbiamo potuto individuare possibili partnership strategiche altamente rilevanti per migliorare la visibilità dell’attività.
Così, è emersa una nuova opportunità di collaborazione tra il brand e alcune guide turistiche del territorio, con cui creare offerte combinate per valorizzare l’esperienza dei visitatori. Un esempio di partnership win-win emersa non da un’intuizione casuale, ma da una lettura approfondita e condivisa dei dati.
Modelli di stakeholder map a confronto: quale scegliere per la tua azienda
La mappatura degli stakeholder può assumere forme diverse a seconda del contesto, degli obiettivi e della complessità del business. Esistono infatti tanti modelli che aiutano a rappresentare visivamente il sistema di relazioni che ruota attorno a un’organizzazione. Vediamo insieme alcune tra le mappe più utilizzate e apprezzate.
Matrice Potere/Interesse
Questo è il modello più diffuso e intuitivo, che posiziona gli stakeholder su due assi: il potere e l’interesse rispetto al progetto.
- Gestire Attentamente (Alto potere, Alto interesse): qui ci sono gli stakeholder più strategici, quelli con cui è essenziale costruire un rapporto stretto e un coinvolgimento attivo.
- Tenere Soddisfatti (Alto potere, Basso interesse): soggetti influenti, che richiedono attenzione ma non un coinvolgimento costante.
- Tenere Informati (Basso potere, Alto interesse): supportano il progetto, anche se la loro capacità di influenzare è limitata.
- Monitorare (Basso potere, Basso interesse): stakeholder da tenere sotto controllo, con un’attenzione più leggera e periodica.
Un esempio concreto?
Nella Relazione di Impatto 2024 di Flowerista, la matrice Potere/Interesse ci aveva aiutato a rappresentare con chiarezza i diversi gruppi di stakeholder di quel momento: clienti, collaboratori e dipendenti erano tra quelli da “gestire attentamente”, mentre banca e partner andavano “tenuti soddisfatti”. Le female founder o aspiranti tali e i soci della startup rientravano tra chi “tenere informato”, mentre le persone in Community e i follower social andavano monitorati con attenzione più leggera. La comunità locale di Varese e Milano si trovava a metà via tra “Tenere Informati” e “Monitorare”.

Matrice Potere/Prevedibilità
A differenza del modello Potere/Interesse, la matrice Potere/Prevedibilità introduce una dimensione in più: la prevedibilità del comportamento degli stakeholder.
- Altamente prevedibili: chi si comporta in modo consolidato, con reazioni più stabili e facilmente interpretabili.
- Imprevedibili: stakeholder il cui comportamento può variare e richiede strategie più flessibili e un monitoraggio costante.

Modello di Salienza
Un approccio più articolato, che individua sette tipologie di stakeholder incrociando tre attributi chiave:
- Potere: la capacità di influenzare le decisioni aziendali.
- Legittimità: il diritto riconosciuto di avanzare richieste all’organizzazione.
- Urgenza: il bisogno di ricevere attenzione immediata.
Questo modello aiuta a capire quali stakeholder hanno priorità nel dialogo e nelle azioni, soprattutto in situazioni complesse.

Stakeholder Relationship Network
Qui la mappa si fa più dinamica, illustrando le diverse interconnessioni tra stakeholder.
- Nodi primari: gli attori centrali con molte relazioni importanti.
- Cluster: gruppi di stakeholder che condividono interessi comuni.
- Ponti: soggetti che collegano gruppi diversi, favorendo lo scambio e la collaborazione.
- Flussi di influenza: la direzione e l’intensità delle relazioni tra i vari attori.

Mappa a Cerchi Concentrici
Un modello che ordina gli stakeholder in base alla loro prossimità all’azienda:
- Cerchio interno: stakeholder interni come dipendenti e management.
- Cerchio intermedio: partner esterni diretti, ad esempio clienti e fornitori.
- Cerchio esterno: partner esterni indiretti, ovvero realtà più distanti ma comunque rilevanti, come comunità locali e media.
Una rappresentazione utile a visualizzare facilmente chi è più vicino al cuore del progetto e chi invece ne è più periferico.

Strumenti semplici e visivi per creare una stakeholder map
Oggi la tecnologia offre molte soluzioni per creare e gestire le stakeholder map, dagli strumenti più semplici e accessibili fino a piattaforme avanzate pensate per realtà complesse. Spesso si parte da soluzioni semplici come Excel o Google Sheets, perfetti per costruire matrici e tabelle personalizzate.
Per chi vuole una mappa più visiva e di impatto, Canva Stakeholder Map (strumento lavagna online) offre modelli facili da usare e sempre più potenziati dall’intelligenza artificiale, che aiutano a creare grafiche belle e funzionali in pochi passi.
Se invece lavori in team distribuiti o vuoi trasformare la mappatura in un momento di co-creazione, le lavagne digitali come Miro, Mural, ClickUp (o anche Lavagna online di Canva) sono preziose alleate, permettendo di lavorare insieme in tempo reale, anche a distanza.
Strumenti avanzati e AI per una stakeholder map evoluta
Oltre alle soluzioni più comuni, stanno emergendo strumenti innovativi come Chat Diagram, che utilizzano interfacce conversazionali per costruire mappe e diagrammi con l’aiuto dell’AI.
Per realtà più strutturate o con esigenze di analisi più complesse, esistono software specializzati e piattaforme integrate che uniscono gestione degli stakeholder, project management e reportistica. L’AI sta gradualmente entrando anche in questi ambiti, offrendo strumenti sempre più intelligenti per analizzare sentiment, suggerire strategie e migliorare il coinvolgimento degli stakeholder.
La scelta dello strumento giusto dipende da diversi elementi, come la complessità dell’organizzazione, la frequenza con cui la mappa va aggiornata, il bisogno di lavorare in modo collaborativo, ecc. Ogni realtà ha le sue esigenze specifiche, e trovare il proprio equilibrio è parte del processo!
Come usare l’AI per fare stakeholder mapping: un esempio concreto
L’intelligenza artificiale può diventare una preziosa alleata nella creazione di mappe personalizzate degli stakeholder. In Flowerista abbiamo sviluppato la nostra Stakeholder Impact Dashboard: uno strumento strategico pensato per facilitare una governance davvero partecipativa, in cui tutte le voci possano trovare spazio.
Tutto è cominciato con una fase esplorativa, supportata da Claude Sonnet, che ci ha aiutato a chiarire gli obiettivi e a fare brainstorming in modo strutturato. Poi siamo passate all’azione, utilizzando Gemini 2.5 PRO con uno script di codice personalizzato per costruire e perfezionare la mappa. Il risultato è una web app che ci permette di visualizzare il mapping in due modalità complementari: a cerchi concentrici e come rete relazionale.
Due visualizzazioni per leggere meglio la rete degli stakeholder
Nella visualizzazione a cerchi concentrici, gli stakeholder ruotano come pianeti attorno a un centro. Cliccando su ciascuno, si aprono delle schede che raccontano:
- il livello di prossimità (dal core ai più periferici);
- il potere decisionale;
- la frequenza delle interazioni;
- il tipo di contributo offerto;
- il canale di comunicazione preferito.

Nel network graph, invece, possiamo mappare le connessioni tra stakeholder: chi è in relazione con chi, quali legami emergono e chi resta eventualmente escluso. Questo ci aiuta a visualizzare in modo immediato la qualità e l’intensità della rete relazionale.

All’interno della dashboard abbiamo incluso anche una sezione di analytics, per ottenere una visione d’insieme veloce e intuitiva. E per favorire il confronto, c’è uno spazio dedicato a una tavola rotonda virtuale, pensato per un team specifico.
La versatilità di questa mappa creata con l’aiuto dell’AI sta nel codice: è customizzabile in pochissimi passaggi di prompt per adattarla a contesti diversi, aggiungere nuove funzionalità o scegliere modalità di visualizzazione alternative, senza perdere la coerenza della logica progettuale.
Verso un coinvolgimento autentico degli stakeholder nella tua PMI
Lavorare con una mappa degli stakeholder non è solo un esercizio di strategia: è un modo per prendersi cura delle relazioni. Per guardare da vicino chi siamo, con chi stiamo camminando e in quale direzione vogliamo andare insieme.
In questo articolo abbiamo visto come il mapping dei portatori di interesse, anche grazie al supporto dell’AI, possa aiutarci a rendere visibile ciò che a volte resta sullo sfondo: connessioni, ruoli, aspettative, possibilità. Ma nessuna tecnologia può sostituire la sensibilità, l’ascolto e la visione che servono per rendere tutto questo davvero significativo.
La mappa, da sola, non basta. È uno strumento vivo, da aprire al confronto, da usare come spunto per scelte più consapevoli. E soprattutto: va letta con occhi nuovi, quelli di chi vuole creare valore per sé e per chi gli sta intorno.
Nel prossimo articolo continueremo questo viaggio. Parleremo di vantaggi, limiti e prospettive: perché le relazioni con gli stakeholder cambiano nel tempo, e cambiano ancora di più quando entrano in gioco la sostenibilità, la visione di lungo periodo e il desiderio sincero di generare beneficio comune.

Anna Iorio, CTO e Digital Marketing Manager, Cristina Boccaccini, Digital Marketing Manager e Responsabile dell’area Playsphera, Francesca Mari, Client Director.
Appassionate di creatività e innovazione, campionesse di brainstorming.
Che si tratti di mettere le mani in pasta con nuovi tool o esplorare le ultime novità in materia di Intelligenza Artificiale, Marketing e Formazione Game-Based, Anna e Cristina sono pronte a condividere le loro scoperte e conoscenze.
Francesca, proveniente dal mondo del Digital Marketing gentile e aperto allo scambio costruttivo, segue in prima persona i percorsi di accompagnamento dei nostri clienti nel mondo del digital marketing.
Sul Blog trovate articoli scritti sapientemente a più mani, le loro.