Scritto da Carla Spessato

Lo sai che ogni azione su internet ha un peso sull’ambiente? Il fatto che la rete sia qualcosa di intangibile può trarre in inganno. Come ben sai da un anno, a causa della pandemia, molte persone stanno lavorando in smart working e spesso leggiamo dei vantaggi, anche ambientali, che questa modalità comporta. Vantaggi che si concentrano soprattutto negli spostamenti, meno auto in giro, meno emissioni di carbonio. Nell’ultimo anno anche i nostri acquisti sono molto cambiati, ora ordinare online è la normalità, avrai sicuramente letto e sentito del boom dell’ecommerce. Queste nuove abitudini hanno senza dubbio dei benefici, però con te vorrei vedere l’altro lato della medaglia e provare ad andare un momento più in profondità.

Ti sei mai chiest* quanto inquina la vita di una email?

Una email da 1 megabyte, calcolando il consumo energetico del pc e quello dei server coinvolti nel traffico, emette circa 19 grammi di CO2 e otto email emettono tanta anidride carbonica quanto quella prodotta da un’auto che percorre 1 km. Questo non accade solo per le mail che inviamo e che riceviamo, anche le mail archiviate hanno una loro impronta ambientale.

Non è che quando parliamo di cloud parliamo di soffici nuvolette che dipingono i cieli del Tiepolo, ma parliamo di grandi hub, una sorta di gigantesche server farm¹ che inquinano, e tanto. Ognuna mediamente consuma elettricità come 15mila abitazioni, per non parlare dell’acqua necessaria agli impianti di raffreddamento. In questo momento a livello mondiale sono una quindicina. Possiamo anche aggiungere il grande impatto che hanno questi edifici sull’urbanistica, tanto che Amsterdam, ad esempio, dove ha sede il 30% dei data center europei ha imposto uno stop alla costruzione di nuove server farm.

Non è finita, perché ovviamente ci sono le precauzioni per far funzionare sempre bene il tutto, immagina che pochi secondi di interruzione possono mandare in tilt il sistema globale. Contro imprevisti e blackout si impiegano enormi generatori a diesel e per compensare cali di tensione nell’ordine di pochi secondi nelle server farm sono allineate enormi batterie simili a quelle delle auto.

Un conto ambientale difficile da visualizzare

Quanto inquina un video in background che, magari, neanche ti interessa? Pensa che ogni gigabyte trasferito sul web genera un consumo energetico paragonabile all’uso del phon per ventiquattro secondi.
Sai che ogni ricerca online emette da 0,2 a 7 grammi di CO2 equivalente?

Ci aggiungo i bitcoin²: per garantirne la sicurezza è necessaria tanta energia quanta ne consuma in un anno un paese come l’Irlanda.

Penso che questo possa bastare per capire che anche il nostro digitare tasti  presenta un conto ambientale, che può essere molto salato e come scrivevo all’inizio una guerra difficile da combattere, perché difficile da visualizzare. Per non farti sentire in colpa ti dico che non solo la gente comune ne ha poca consapevolezza, ma anche gli addetti ai lavori, che però, fortunatamente, se ne stanno rendendo conto.

Che cosa puoi fare per cercare di arginare, per quanto poco, questo problema?

Fai ricerche se necessarie. A volte per qualsiasi cosa che ci frulla nei pensieri immediatamente andiamo su Google, ma magari se ci fermiamo un secondo a riflettere troviamo la risposta dentro la nostra testa. Se ci sono dei siti che consulti più spesso aggiungili tra i preferiti e, se lo conosci, puoi inserire l’Url di una pagina web direttamente nella casella in alto anziché passare dal motore di ricerca.

Impara a gestire le tue email, archivia davvero solo quello che ti può servire e tornare utile in futuro, non fare come per i vestiti che ti son diventati piccoli che tieni nell’armadio, “tanto prima o poi potrei dimagrire…”.

Sapendo quanto può arrivare a consumare un video, non limitarti a togliere l’audio ai tanti che spesso navigando ci appaiono, ma chiudili, e sui social disattiva l’autoplay.

Vogliamo parlare di newsletter? A quante ti sei iscritto senza pensarci troppo e per un servizio/notizia che realmente ti appassiona? Prenditi qualche ora e fai del decluttering nel tuo indirizzo di posta, perderai meno tempo a cercare quello che davvero ti interessa e renderai più leggera la tua impronta di carbonio.

Quando puoi, anziché appesantire il messaggio con un allegato, invia un link o comunque comprimi i file da inviare.

Cancella le tante foto che hai nello smartphone che non ti servono. Sono sicura che quando scatti le tue foto per Instagram, quella perfetta la pubblichi e quella storta, sfuocata, con l’ombra, rimane inesorabilmente nello storage del tuo telefono, che quasi sempre è collegato al cloud. E torniamo alle server farm di prima.

Liberati delle app che non utilizzi. Sono tutti megabyte di memoria inutili.

E ora, proviamo a trovare un equilibrio

Con queste mie parole non voglio assolutamente demonizzare l’utilizzo del mezzo informatico, oltretutto, come abbiamo visto all’inizio, il lavoro da remoto in questo momento storico è indispensabile, ma aiutarti a trovare un equilibrio tra le tue esigenze e l’impatto che possono avere. Prova a pensare che più che a rinunciare a qualcosa stai rendendo più efficiente il tuo lavoro e di conseguenza stai sprecando meno risorse per il pianeta. Oltretutto ci sono app, tools e programmi che ti possono aiutare, ad esempio, a capire quali sono le millemila newsletter alle quali ti sei iscritto così da poterti cancellare con un solo clic.

Adesso tocca a te, metti da parte la pigrizia e inizia a digitare pulito.

¹ Con server farm si intende un insieme di server posizionati in un unico ambiente, con lo scopo di centralizzarne la gestione, la sicurezza e la loro manutenzione.

² “Il Bitcoin è una moneta virtuale […] che diversamente dalle altre valute non ha dietro una Banca centrale, ma si basa su una rete di personal computer e l’uso di una forte crittografia per validare e rendere sicure le transazioni ” da Borsa Italiana.

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