La passione per le forme e i colori che la accompagna fin dall’infanzia, unita alla creatività e alla curiosità per il mondo che la circonda, l’ha fatta emergere come architetta specializzata nella progettazione d’interni.

Caterina, in arte thecaterpilar, ci racconta il mestiere di architetto virato al femminile, “architetta” come ama essere chiamata lei.  E in particolare la genesi di un progetto speciale, quello della Casa dei Fiori.

Caterina raccontaci come è nata la tua passione per l’architettura, che ti ha portato a ideare il brand thacaterpilar, con cui ti conosciamo online.  

Mi chiamo Caterina Pilar Palumbo, ma online mi conoscono come thecaterpilar, architetta con lo sguardo fotografico e la passione per il packaging. thecaterpilar è anche il nome del mio studio di architettura a Bergamo, il luogo fisico dove prendono vita tutti i miei progetti.

Non ricordo il momento preciso in cui è nata la mia passione per l’architettura, ma fin da piccola ero affascinata da forme e colori: i mattoncini Lego erano il mio gioco preferito, ogni superficie mi sembrava perfetta per disegnare. Durante le gite scolastiche ho sempre preferito fotografare i luoghi piuttosto che le persone!

Ne è passato di tempo da allora: dopo un master itinerante e una laurea al Politecnico ho iniziato a lavorare tra Bergamo e Milano, prima collaborando con vari studi e poi da sola. Ora mi occupo principalmente di progettazione d’interni e dal 2017 faccio parte del collettivo Rebelarchitette, una piattaforma internazionale per promuovere la parità di genere nell’architettura.

intervista thecaterpilar

Quali sono le fasi che caratterizzano la progettazione e quali le tue ispirazioni per nuovi progetti?

Le ispirazioni per i nuovi progetti derivano da un mix tra le sensazioni che mi restituisce il luogo, le sue potenzialità, le sue criticità e, ovviamente, le necessità dei clienti. Credo nella progettazione di luoghi accoglienti che rispecchino il cliente in ogni dettaglio e dunque instaurare un rapporto con loro è fondamentale per capire come guidarli e come trasformare le loro idee in spazi veri e propri. Da quel dialogo iniziale nasce una moodboard, ovvero una tavola di ispirazione in cui vengono raccolte suggestioni e immagini che restituiscono l’atmosfera del progetto. E poi, un passo dopo l’altro, si va sempre più nel dettaglio.

Come riesci ad esprimere la tua creatività in relazione alle richieste dei clienti?

La creatività per me deriva da uno stato di curiosità verso ogni cosa. Partendo da questa attitudine, il mio modo di progettare segue tre passaggi: il rilievo, l’ascolto e il segno. Per prima cosa analizzo lo spazio, e poi, tramite l’ascolto e il dialogo con le persone che lo abiteranno, do forma ai sogni e i bisogni, a volte nascosti, di ognuno. È quindi nel momento della concretizzazione che la creatività trova soluzioni plasmandosi sulle persone, come fosse un abito su misura.

Raccontaci qualcosa del progetto della Casa dei Fiori: da dove hai tratto ispirazione, come hai mixato gli elementi esistenti con i nuovi?

Appena sono entrata in casa per il sopralluogo, il mio occhio è stato catturato da geometrie e contrasti di arancione, avio e giallo paglierino – erano i decori vivaci (e impegnativi) del pavimento; alzando lo sguardo, invece, sono rimasta affascinata dalla luce che entrava dalle grandi vetrate e inondava la zona giorno: il progetto è partito proprio da qui.

Sara e Marco volevano capire come disporre gli arredi e come valorizzare le piastrelle anni ’70: la mia proposta è stata di lavorare sul colore. Sembrava inizialmente una scelta ardita perché il pavimento era già molto colorato, ma in realtà le pareti verde salvia hanno uniformato l’atmosfera. Ora la luce che entra dalla quarta parete, la vetrata –  anch’essa verde, perché rivolta verso un viale alberato –, è più dolce e avvolgente.

La palette colori della zona giorno è stata completata inserendo del legno dalle sfumature calde e dalle forme retrò, un comodo divano grigio e le grandi fotografie di Marco appese a parete.

Per mantenere la sensazione di relax e armonia anche nel resto della casa, abbiamo optato per una cucina in stile boho-chic: pavimento blu oltremare, materiali naturali e piastrelle in stile metropolitana parigina.

Come è cambiata la tua professione in relazione ai social? Quali sono gli aspetti positivi e/o negativi?

 L’architettura è sempre stata poco comprensibile ai non addetti ai lavori, ma ora, grazie ai social network, abbiamo l’occasione di raccontare in prima persona tutte le sfaccettature della nostra professione. Scrivo periodicamente su un blog di architettura, Architempore, e da qualche anno il mio profilo Instagram è diventato il mio diario visivo, in cui racconto quotidianamente la mia vita lavorativa e il mio modo di vedere la realtà.

Il lato negativo? La giornata è solo di 24 ore!

Sogni nel cassetto e progetti per il futuro di thecaterpilar?

Vorrei continuare a lavorare sia nel mondo della progettazione a livello locale, sia in quello dell’attivismo, magari su scala più ampia, internazionale: con Rebelarchitette stiamo ultimando una mappa open source che raccoglierà architette di talento provenienti da tutto il mondo – abbiamo l’obiettivo di arrivare a 1000 profili entro fine anno!

Come professionista la mia speranza è di poter collaborare con una rete di colleghi per progetti sempre nuovi, sia reali che digitali: trovo che il rapporto con persone diverse mi arricchisca sempre. E poi vorrei lanciare dei servizi online, ci sto lavorando e sono quasi pronti…

Scopri di più su: thecaterpilar.it

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