Il mio Fiorisalone

Sembrava che fosse stato prenotato, questo sole che ci ha accompagnato durante tutta la Design Week. Un sole caldo e quasi estivo, capace di illuminare le sale dei palazzi storici entrando di sghembo dalle imponenti finestre o riscaldare gli androni delle case di ringhiera aperte per l’occasione.

Milano era già, ma è stata ancor di più in questi giorni, bella. Bella di quella bellezza che ti strappa un sorriso, una risata, un abbraccio che vorresti darle ma non puoi, mentre sei in tram, per le strade, nei ristoranti, e senti lingue di tutto il mondo cercare di pronunciare nomi tipicamente italiani: Clerici, Serbelloni, Bovara… Tutte location che ospitavano a loro volta brand stranieri e che risplendevano nella loro commistione antico-moderno, locale-internazionale.

Milano che brillava di un sole caldo e accogliente, Milano esempio di multiculturalismo, esperimento di convivenza che piace a tutti, città aperta e intelligente che ha saputo crearsi un’identità proprio facendo leva sulle diverse spinte culturali. Come quelle che si sono viste in questa edizione del Fuorisalone, che io ho voluto soprannominare Fiorisalone e dedicare al filone trasversale che ora vi racconterò.

Il fiore, lo sapete, per me non è semplice elemento decorativo, ma anche simbolo e metafora, per cui vado sempre alla ricerca di chi riesce, nelle proprie opere, a reinterpretare l’elemento floreale in maniera innovativa. Più in generale, il processo di “fuga dall’ordinario”, che è alla base della filosofia del design, è qualcosa che mi affascina a prescindere dal settore.

E’ la stessa ricerca che muoveva Leonardo da Vinci più di 500 anni fa ed è quello che è stato chiesto di fare a 42 artisti italiani da Italianism, la piattaforma online ideata e diretta da Renato Fontana che monitora e promuove la cultura visiva italiana in tutte le sue forme, dalla grafica all’illustrazione. Il risultato è stato esposto a Casa Lago in una mostra dal titolo emblematico “Come si dice pattern in italiano?”

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Paola Tassetti

Altrettanto particolare la decorazione per la tavola proposta da Bitossi Home, esito della collaborazione con Funky Table, giovane realtà milanese dal forte senso estetico e una spontanea attitudine al design.

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Bitossi Home e Funky Table

Dimore studio invece interpreta i fiori come elemento da esposizione, alla stregua del servizio “buono” da tè, inserendoli all’interno di arredi ispirati ai salotti della Milano anni ‘60.

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Dimore Studio

A testa in giù a ricoprire l’intero soffitto. E’ la cascata di fiori di carta che Louis Vuitton posiziona all’ingresso di Palazzo Bocconi per celebrare il lancio di Les Petits Nomades, la prima collezione di oggetti di design firmati da nomi del calibro di Patricia Urquiola, Marcel Wanders e molti altri.

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Louis Vuitton

L’installazione Dandelion che si poteva ammirare nel cortile delle Gallerie d’Italia è stata pensata dal designer Luca Trezzi in continuità visiva e simbolica con il tema dell’anno scorso, dal titolo Poesie di neon. Dandelion è il soffione in italiano, fiore tipicamente primaverile, seme del tarassaco, che al momento della sfioritura si trasforma in soffice piumino e si libera nell’aria.

 

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Dandelion – Gallerie d’Italia

E per finire una menzione speciale al CasaFacile DesignLab, dove ho trovato, oltre alla consueta accoglienza di una vera e propria “casa”, angoli fioriti ovunque, sia all’esterno che all’interno. Nel dehors il salottino racchiuso tra cespugli di lavanda e dipladenia, progetto di Lefty Gardens; dentro, le lampade Slamp, con le loro forme sinuose, leggere e delicate ispirate alla natura.

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Flora – Slamp

Come accade dopo ogni appuntamento atteso da tempo, ora che è tutto finito mi sento sì più rilassata, ma anche un pochino malinconica. Mi chiedo già quali saranno le novità della prossima edizione e cosa ci porteremo dietro di questa. Di sicuro per me è stata la più entusiasmante vissuta finora, ma chissà cosa ci riserva il futuro. Io intanto comincio a prenotare il sole.