Ci stiamo avvicinando alla fine dell’anno, è ora di volgere lo sguardo verso il 2022. Quali sono i macro-trend da tenere sott’occhio per delineare la nostra strategia e le nostre future azioni di marketing? Lo spirito d’osservazione Flowerista ce ne ha suggeriti alcuni, che abbiamo voluto raccogliere in questo articolo. Non solo Marketing trend ma anche linee guida, una bussola, per darci una mano ad orientarci.

Ecco 10 Marketing trend da seguire con attenzione secondo Flowerista.

1) Il Purpose al centro (ma non è certo una novità)

Probabilmente ci esce dalle orecchie, per tutte le volte che lo abbiamo sentito nominare, eppure personalmente faccio ancora fatica a ritrovarlo nella comunicazione, nel customer service, nel day by day di tante attività che seguo, online e non.
Trova il tuo purpose, il tuo scopo più alto, il perché fai quello che fai. E poi ovviamente non fermarti lì, comunicalo! Fai sapere alle persone cosa ti ha spinto ad abbracciarlo e a farlo tuo, allineandolo al tuo lavoro. Sembra davvero banale scritto così, ma possiamo assicurarti che una volta interiorizzato sarà la tua bussola, che farà passare in secondo piano la difficoltà, ad esempio, di apparire in pubblico o di metterci la faccia. Lo stai semplicemente facendo per qualcosa di più grande, la tua battaglia.

2) L’esplosione della Creator Economy

Il Corriere scriveva così a ottobre 2021: “Cresce vertiginosamente il numero dei creatori che monetizzano direttamente la vendita di contenuti online. Uno studio di Stripe fa il punto sul fenomeno: ecco come newsletter a pagamento, podcast e caffè virtuali attirano venture capital verso le nuove piattaforme”. Cosa significa? Non è una novità che i Creators abbiano soppiantato gli Influencers tout court, ovvero che le aziende stesse preferiscano attingere a community il cui influencer sia anche in grado di creare video/foto accattivanti, perché in questo modo ottengono sia visibilità sia contenuti sempre nuovi per i loro canali.
Ma la vera novità che ci interessa è più che altro il fatto che sia possibile monetizzare questi contenuti anche grazie al pubblico finale, senza per forza passare dalle collaborazioni con le aziende. Da Patreon a Facebook, passando per Twitch e Substack, le piattaforme che permettono ai Creators di farsi pagare un piccolo reward sono veramente tante e aumenteranno sempre di più. Se abbiamo già una buona community affiatata, perché non provarci anche noi?

3) Video brevi e ironici

Una diretta conseguenza del trend precedente riguarda il formato video. Tik Tok e i Reels di Instagram stanno andando nella direzione di video sempre più brevi, veloci, con musiche in trend e soprattutto ironici. È un tipo di formato che si adatta a qualunque tipo di brand e di personalità? No, non credo. È semplice da realizzare? No, nemmeno questo. Però se vogliamo metterci in gioco possiamo chiederci se avrebbe senso raccontare il nostro business ANCHE da questa angolatura, magari ci stupiamo noi per primi delle risposte. Quello che ripetiamo sempre è che le rubriche, così come i contenuti, devono essere vari e rispettosi del formato: ad ogni contenuto, il suo formato e il suo social di elezione. 

4) Siamo tutti Project Manager più che Social Media Manager

I trend descritti appena sopra ci dicono un’altra cosa: che il social media manager inteso alla “vecchia maniera” ha i giorni contati. Questo perché di post statici, con tanto testo e qualche grafica, se ne faranno sempre meno e sarà sempre più necessario invece coordinare il lavoro di Creators di professione, che produrranno contenuti di assoluta qualità. E questo mi fa pensare che abbia anche più senso cambiare l’etichetta e chiamare questa figura Project Manager o Digital Project Manager, più che Social Media Manager. Non solo, i social ormai si stanno trasformando a tutti gli effetti in CRM, quindi bisogna anche decidere se il servizio clienti / customer care lo facciamo fare a qualcuno di preciso o sempre alla stessa (tentacolare) risorsa.
Se siamo noi a far tutto la domanda non si pone, ma che la trasformazione avvenga anche in questo caso è palese.

5) NFT e il nuovo mondo virtuale

L’esplosione dell’arte digitale grazie agli NFT – Non Fungible Tokens sta coinvolgendo anche il mondo della moda e i brand iniziano con le collaborazioni virtuali. Non solo, come preparazione all’imminente uscita di “The Matrix: Resurrections”, la casa di produzione Warner Bros ha collaborato con la piattaforma Nifty’s su un progetto artistico basato su non fungible token per mettere in vendita 100 mila avatar ispirati al film. Se il progetto avrà successo, la Warner Bros potrebbe guardare agli NFT non tanto come nuovo flusso di entrate, ma come un modo per creare hype intorno a film e serie TV grazie alle community digitali.

Cosa ci dice tutto questo e come possiamo applicarlo al nostro settore, dimensionalmente molto diverso da questi colossi? A mio avviso ci dice che il confine tra realtà e mondo virtuale è stato spazzato via. Un esempio in questo senso (che mi ha anche un po’ preoccupato): stavo leggendo un libro sullo smartphone, scaricato grazie a Kindle. A un certo punto, una sera, mi sono messa a cercare disperatamente per tutta casa questo fantomatico libro, che io ricordavo essere cartaceo e invece no, non era mai esistito se non sullo schermo di un cellulare. Eppure lo avevo letto. Ecco, questo è un esempio, forse anche un pochino allarmante, ma in senso generale possiamo cogliere il fatto che le persone si aspettano la stessa esperienza nel mondo reale e in quello virtuale/digitale e soprattutto si aspettano di trovare coerenza.
Non solo, comincerei anche a chiedermi se il nostro business si presta a una full immersion nel metaverso. O forse mi chiederei se piuttosto il metaverso esiste già, anche se non necessariamente accelerato da visori e avatar. Ed è Internet.

6) Un mondo senza cookies rivoluziona l’advertising

Quante volte entrando in un sito web hai dovuto accettare l’utilizzo dei cookie? Ovunque.
Questi “biscotti” aiutano a memorizzare le diverse informazioni degli utenti che visualizzano un sito. Sono molto utilizzati dai marketer per conoscere le preferenze, i siti che i potenziali clienti visualizzano di più. Quindi, sono uno strumento indispensabile per creare un targeting sempre più dettagliato. Tuttavia, sulla scia di quanto sta facendo anche Apple per tutelare la privacy, Google Chrome ha annunciato che entro il 2023 eliminerà i cookie di terze parti, utili per tracciare le azioni degli utenti e per programmare le attività di advertising online.

Cosa fare dunque per continuare a intercettare gli utenti e non “sparare nel mucchio”? Il cosiddetto Content Marketing, basato quindi su contenuti rilevanti e di qualità, sarà sempre più importante. I Brand devono cercare di sviluppare il più possibile una relazione con gli utenti e ottenere di conseguenza dati “di prima parte” ovvero interamente posseduti (email, numero di telefono…). Inoltre, è opportuno guardare con più attenzione le azioni di retention, ovvero come poter trattenere e far tornare gli utenti, perché sarà più difficile acquisirne di nuovi. In questo momento siamo tutti molto proiettati verso la Lead generation, eppure è con la retention che si ottengono più ricavi.

7) Esperienze ibride di eventi

Tra pochi giorni parteciperò al mio primo evento ibrido come speaker. Non so se riuscirò a coinvolgere in egual maniera le persone presenti fisicamente come quelle collegate online, ma ovviamente ci proverò. Credo che questa modalità phygital, fisica + digitale, durerà ancora a lungo, anzi, forse ha segnato un new normal che ci porteremo dietro per sempre. Se da un lato può essere molto vantaggioso in termini economici, sia per chi, come organizzatore, deve affittare location più piccole sia per chi, come fruitore, può evitare spese di trasferta e tempo da dedicare al viaggio, dall’altro però rimane un nodo fondamentale: come si fa a fare networking dal divano? Credo che questa sia la parte più difficile da spostare online, a meno che non si individuino slot ad hoc dedicati esclusivamente a questo. Ma anche in questo caso, l’ambiente e il “mood” che si è creato intorno all’evento molto tempo prima del suo effettivo svolgimento faranno la differenza, tra chi si sente incluso e chi respinto.

8) Educare anziché vendere, con semplicità e chiarezza

L’avvicinamento di tanti liberi professionisti al mondo dei social network e al content marketing presuppone una presa di consapevolezza: se si vogliono attirare nuovi clienti, occorre parlare la loro lingua, abbandonando quel gergo volutamente complesso ed esclusivo, che ha sempre fatto sentire inadeguato chiunque di noi entrasse in banca, nello studio di un avvocato/notaio, dal medico, ecc… Abbracciare i social e la comunicazione assertiva, educativa, anziché finalizzata alla vendita, significa prima di tutto mettersi nei panni di un utente che non è un nostro collega, ma al contrario, ha bisogno di noi in quanto non conosce la nostra materia. Ma allo stesso tempo, significa farlo con semplicità e chiarezza, per farlo sentire coinvolto anziché mettere le distanze. Chi ha colto questa sfumatura posso dire che è pieno di clienti e ha lunghe lista d’attesa; chi continua a ergersi sul proprio piedistallo sfoderando sentenze, polemiche e accuse, non andrà molto lontano sul web.

9) Nostalgia marketing, in particolare per i primi anni 2000

I vinili sono sempre stati una passione per i maniaci dell’alta fedeltà, ma come spiegare un recente boom fuori dai soliti circuiti di audiofili accaniti? Beh, come accade sempre più spesso negli ultimi tempi, anche in questo caso, dobbiamo dire grazie a TikTok.
Una nostalgia del passato che non risparmia niente: tutto ciò che è retrò, vintage e soprattutto usato è diventato tutto d’un tratto nuovamente cool e da condividere sui social. Nella moda, il vintage seduce e contribuisce all’esplosione del re-commerce, sfruttando le piattaforme virtuali come Vinted, Wallapop e altre, nate come funghi ultimamente.

Ma gli immaginari della nostalgia interessano soprattutto l’epoca in cui tutto è iniziato: l’inizio del web ed il trend Y2K (2000) dove si coltiva l’estetica anni post millennium-bug: walkman, vecchi gameboy, boy band di turno, ecc. Su TikTok, l’hashtag #Y2K ha oltre 2,8 miliardi di visualizzazioni, #Y2Kfashion oltre 177 milioni e su Instagram #Y2Kfashion ha oltre 800K post. Nuovi impulsi anche al cinema, e alla musica, che prende ispirazione a piene mani dal synth pop fine anni ‘90, fino ad arrivare ai videogame.

Insomma, la nostalgia vende eccome, e non è solo una forma di malinconia, ma un motore di innovazione sia estetico che strategico per i brand, che devono comprendere come nel lungo termine, con il crescente invecchiamento demografico, le tendenze vintage faranno sempre più parte dei nostri codici culturali.

10) Misurare la soddisfazione dei clienti

Questo più che un trend dovrebbe essere una best practice, o meglio, una prassi di ciascun Brand. Eppure, anche dal recente sondaggio che noi stesse abbiamo somministrato ai clienti Flowerista, pare che in pochissimi ci abbiano pensato. Come mai? Forse c’è il timore di disturbare, forse c’è anche quello di ricevere domande o osservazioni scomode, forse la poca abitudine in generale nella cultura del nostro paese, a differenza dei paesi anglosassoni. Eppure è proprio dal confronto con i potenziali clienti che arrivano le idee di business migliori; e non solo, ogni idea andrebbe anche testata con un ristretto campione prima di essere validata e poi trasformata in realtà. Insomma, introdurre in azienda la cultura della misurazione e dell’iterazione di test potrebbe essere molto più di un trend 2022, potrebbe essere la bussola da seguire.

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